L’antico borgo di San Salvatore si può incontrare sulla strada che da Cabras si snoda verso Tharros e le note spiagge di quarzo che contraddistinguono questa parte della costa sarda. Si tratta probabilmente del principale, per grandezza ed importanza, dei villaggi sardi. È contraddistinto da piccole abitazioni che si distribuiscono attorno ad un antichissimo ipogeo, risalente al IV secolo d. C. Si tratta di un luogo sotterraneo in cui si professava, tra acque medicamentose, il culto pagano legato alle divinità delle acque in età nuragica, ed all’adorazione di Marte e Venere in epoca romana.
Una volta giunti i romani a Tharros, e diffusasi la religione cristiana, fu costruita sopra l’ipogeo la chiesa di Cristo Salvatore. Durante gli anni ‘60 il villaggio fu spesso trasformato in set cinematografico per le riprese di film western. Ma quello che c’è da dire soprattutto sul villaggio riguarda la processione che ogni anno, nella prima settimana di settembre, coinvolge numerosi giovani e non, la Corsa degli Scalzi. La processione, che ricorda quando, di fronte al pericolo degli invasori che giungevano via mare, gli abitanti di Cabras portarono in salvo il santo, viene ripetuta ogni anno come ringraziamento per lo scioglimento di qualche voto o come simbolo di buon auspicio per gli abitanti del paese.
La manifestazione è riconosciuta tra le più suggestive processioni religiose, e riguarda la corsa a piedi nudi di circa 500 uomini che, indossando un saio bianco, portano in spalla il santo da Cabras alla chiesetta di San Salvatore, e viceversa il giorno successivo. Sulle origini della corsa è difficile parlarne senza che la storia si confonda con la leggenda.
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